Frosinone. La Uil chiede investimenti sulle infrastrutture

“Il territorio del frusinate è penalizzato da un sistema infrastrutturale, materiale e immateriale, inadeguato. Occorre che la politica inizi a lavorare seriamente per rendere appetibile un territorio che, ad oggi, risulta incapace di attrarre investimenti”.
Il segretario della Uil di Frosinone Gabriele Stamegna, illustra alcuni dei motivi che stanno impedendo alla Ciociaria di rilanciarsi economicamente e, alle aziende, di tornare ad assumere i lavoratori senza impiego, il cui numero resta drammatico. I problemi sono soprattutto di natura strutturale: “Nelle aree industriali – spiega il segretario Uil – la provincia paga una viabilità paragonabile a quella dei paesi in via di sviluppo. C’è poi un cablaggio del territorio con interventi frammentati che a volte faticano a dialogare tra loro e con la rete, quindi un sistema di depurazione nelle aree industriali che non sempre è in grado di rispondere alle esigenze delle aziende.
Altro tasto dolente, la rigidità e la lentezza burocratica, che molto spesso spaventa le aziende. Quelle che hanno manifestato, anche in passato, l’intenzione investire nella nostra provincia, sono fuggite via di fronte a difficoltà insormontabili. La questione della semplificazione burocratica, nella migliore delle ipotesi affrontata solo con dichiarazioni di opportunità, non è stata mai risolta”.
Stamegna mette in evidenza anche le difficoltà di accesso al credito: “Questo aspetto – fa notare – ha penalizzato il sistema delle PMI, favorendo, al contempo, l’offerta parallela e alternativa al sistema bancario ed esponendo, di conseguenza, a rischio usura gli imprenditori più deboli. I processi di industrializzazione, o reindustrializzazione, oltre che influenzati dall’andamento dei mercati di riferimento, dalla fascia del prodotto proposto e dalle scelte produttive, sono processi determinati dall’appetibilità del territorio dove si intende investire. Su questo tema al sindacato non può essere imputata alcuna responsabilità, ma alla politica sì, unica responsabile del fallimento”.

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