Etichettatura obbligatoria latte, per Ciacciarelli opportunità di rilancio

La Coldiretti ha finalmente vinto la battaglia sull’etichettatura d’origine di latte e derivati. Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha dichiarato che il nostro Paese è diventato il più grande importatore mondiale di latte. Sempre secondo Moncalvo ogni giorno passerebbero dalle frontiere italiane 24 milioni di litri di latte equivalente tra cisterne, semilavorati, cagliate, polveri di caseina e formaggi, per essere poi imbustati o trasformati industrialmente fino a diventare, all’insaputa del consumatore italiano, mozzarelle, formaggi o latti italiani. Dal 19 Aprile si inaugura un nuovo corso, in quanto è obbligatorio indicare l’origine delle materie prime impiegate per la produzione di latte e derivati, applicando il decreto ministeriale del 9 dicembre 2016. Le diciture utilizzate saranno “Paese di mungitura” e “Paese di condizionamento o trasformazione”. Qualora le fasi di confezionamento e trasformazione avvengano in più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture “Latte di Paesi UE” oppure “Latte condizionato o trasformato in Paesi UE”, mentre se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea, sarà apposta l’etichetta “Paesi non UE”, ad eccezione dei prodotti Dop ed Igp che presentano disciplinari relativi anche all’origine. In tal modo si pone fine al falso Made in Italy, garantendo qualità e sicurezza al consumatore. La Federconsumatori, attraverso il suo presidente, Trefiletti, sottolinea la distanza tra prezzo alla stalla e prezzo al consumo, soli 40 centesimi il primo, e ben 1,40 euro il secondo, auspicando che vi sia un passo in avanti anche in questo senso.
Mi preme osservare che l’etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari rappresenta una opportunità di rilancio del comparto zootecnico del nostro territorio, della nostra provincia, un provvedimento che potrà scongiurare la chiusura di numerose aziende locali, salvare centinaia di allevatori, la cui sopravvivenza è stata duramente messa alla prova dalla sleale concorrenza sul mercato di prodotti stranieri spacciati per italiani, per cui è fondamentale valorizzare gli allevamenti delle aree più interne, penso ai piccoli comuni montani della Valle di Comino, la cui economia si fonda principalmente sulla produzione di latte e derivati, penso ad Esperia con la produzione della sua marzolina. Occorre mirare alla tutela della biodiversità, all’aumento dell’occupazione ed alla qualità dei prodotti che giungono sulle nostre tavole.

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