Amaseno – Si rinnova il miracolo di San Lorenzo

di Marco Bravo

Che lo si voglia chiamare miracolo o prodigio, il sangue di San Lorenzo, patrono di Amaseno, è tornato a liquefarsi. Come tradizione vuole, come avviene regolarmente da oltre quattro secoli (risalgono al 1600 le prime testimonianze documentate in una bolla di Papa Clemente XIII del 1759), proprio nella ricorrenza della sua festa. Un evento praticamente unico, eppure accolto da sempre con serenità, come segno della presenza del diacono tra la sua gente. A rievocare il martirio di San Lorenzo che avvenne nel 258 d.C. per volere dell’imperatore Valeriano, finchè, come si tramanda, un po’ del suo sangue fu portato ad Amaseno da un miliziano del posto, spettatore del supplizio della graticola. Risale ad epoca romana, infatti, l’ampolla di vetro che lo contiene, poi incastonata in uno splendido reliquiario di scuola berniniana. Da piccolo grumo scuro, appena 50 grammi, già durante la novena, il sangue custodito nella Collegiata gotico-cistercense di Santa Maria fin dal 1177, anno della sua consacrazione, ha cominciato a sciogliersi. Fino a brillare di un rosso intenso durante il pomeriggio del 9 agosto, davanti gli occhi velati dei fedeli che non finiscono mai di stupirsi del prodigio. Ma anche del sindaco Antonio Como e di tutta l’amministrazione che già stamattina hanno reso omaggio alla reliquia. Stasera l’accoglienza del vescovo, Mons. Ambrogio Spreafico, che, insieme al parroco Don Italo Cardarilli, celebrerà la messa serale e accompagnerà la processione della Statua del Santo, spiegando in piazza, ai presenti, il significato del prodigio della liquefazone. Un atto di amore per Cristo e la sua Chiesa, il suo popolo; non un segnale premonitore, come accade per il più celebre sangue di San Gennaro a Napoli. Il sangue di San Lorenzo torna, quindi, a mostrarsi vivo, a pulsare di luce, a mostrare la grandezza della fede e dell’amore per Cristo e la sua Chiesa. Il paese si stringe tutto nella Collegiata dove la reliquia resterà esposta al pubblico per tutta la notte e tutto il 10 agosto. Quando, in serata, comincerà a rapprendersi, sempre davanti gli occhi dei fedeli e senza che nessuno tocchi quell’ampolla sacra e identità di un paese che, fino al 1872, aveva proprio il nome del suo patrono. 

Cinzia Cerroni