Istat: studenti promossi ma ignoranti

Negli ultimi giorni sta facendo molto discutere l’ultimo report presentato dall‘Istat circa gli “Obiettivi per uno sviluppo sostenibile”. Nello specifico lo studio presentato dall’Istituto Italiano di Statistica si prefiggeva di fornire un resoconto molto dettagliato della situazione socio-economica italiana.

Analizzando il report, una delle voci che ha destato maggior clamore è stata quella relativa all’Istruzione. Secondo i dati Istat, basati sui risultati delle proveInvalsi, più di un terzo degli studenti italiani di terza media non raggiunge la sufficienza nelle prove di comprensione del testo (34.4%), non riuscendo ad analizzare correttamente i testi scritti proposti, e in quelle matematiche (40%).

Osservando da vicino queste statistiche si evince come questa, drammaticamente alta, fetta di studentisi trovi in estrema difficoltà quando gli esercizi iniziano ad essere leggermente più complessi, non riuscendo a risolvere esercizi che dovrebbero essere ampiamente alla loro portata. Nonostante la media complessiva dei voti li porti ad essere promossi a giugno senza particolari problemi,i dati presentati dall’Istat evidenziano un drammatico impoverimento delle competenze, in aree che dovrebbero essere cardine della formazione scolastica di ogni studente italiano.

Le cause di questo impoverimento cognitivo sarebbero da ricondursi nello smodato ed improprio uso che i giovani fanno del linguaggio internautico. Messaggi spesso sgrammaticati e pieni di forme inaccettabili come xkè, xkui, xò e emoticon, con cui con una sola immagine si possono esprimere emozioni e stati d’animo, avrebbero reso i nostri giovani, insieme all’ipercollegato e istantaneo mondo di internet e dei social network, incapaci di concentrarsi e affrontare anche le minime difficoltà.

A dare una risposta agli imbarazzanti risultati ottenuti dagli studenti italiani alle Prove Invalsi del 2018 ci ha provato Paolo Mazzoli, direttore dell’Invalsi, che dalle pagine di Repubblica ha sentenziato: “Probabilmente, il nostro insegnamento è ancora troppo scolastico. Mentre le prove Invalsi non sono prove propriamente scolastiche, scandagliano competenze durevoli, profonde. Ecco perché, probabilmente, i ragazzi entrano in difficoltà appena si trovano di fronte alla risoluzione di problemi di realtà o nel decodificare i significati più profondi di un testo scritto”. 

Cinzia Cerroni