Motorefisico. Il nuovo futurismo passa anche da qui

Non deve esserci per forza un principio e una fine. Non è di soli segmenti che è fatto il mondo, ma anche di rette illimitate pronte a viaggiare in ogni direzione. Sempre, comunque. E non importa quale sia il senso, la rotta, l’indirizzo. E nemmeno se siano ‘chiuse’ in uno spazio che agli occhi appare limitato. Ciò che conta è l’effetto, la suggestione, il gioco di luci. E che sia raccontato ciò che vorremmo fosse e diventasse quello spazio. Proprio quello e nessun altro.

In quell’universo sospeso tra illusione e mondo reale, vicino alla tape art ma con un’originalità tutta sua, opera Motorefisico, al secolo Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo. Meno di sessant’anni in due, architetti e designer, dal 2015 lavorano insieme ad un progetto che interessa diverse tecniche espressive. Utilizzando il nastro adesivo, ma anche la vernice o la lycra, Motorefisico realizza decorazioni d’interni e installazioni tridimensionali, lasciandosi andare anche alla luce per i nuovi allestimenti video.

I due hanno lavorato soprattutto in Italia, con la realizzazione di composizioni per scuole, spazi pubblici, uffici e abitazioni private, ma le loro opere sono anche in Francia, Stati Uniti, Germania e Corea del Sud, da dove sono appena rientrati dopo il lancio di una nuova scarpa della Nike.

Pavimentazioni e disegni su maioliche sono le loro specializzazioni, soprattutto per grandi spazi.

Non si considerano dei visionari, o comunque hanno la giusta umiltà per non riconoscersi tali, ma in loro c’è forse un seme di quel movimento futurista che vide nel ciociaro Anton Giulio Bragaglia uno dei suoi più validi ideatori.

E’ romano di nascita, ma ha origini ciociare, anche Lorenzo Pagliara, figlio dell’etnomusicologa Serena Facci e del giornalista Claudio Pagliara, entrambi frusinati.

Perché questo nome? Perché Motorefisico?

Motorefisico è l’ambiente virtuale all’interno del quale vengono ricreate le leggi della fisica. Cioè se in un videogioco o in un render una palla cade e rimbalza è perché qualcuno si è messo a scrivere a livello software le stesse leggi del mondo reale. Quindi ci piaceva come nome perché è un pochino a cavallo tra la finzione e la realtà.

Com’è nata questa avventura?

Due anni fa Gianmaria, con il quale ci siamo conosciuti alla facoltà di Architettura, è stato molto male ed è rimasto paralizzato per tre mesi. Quando è ‘resuscitato’ da questo batterio che rischiava di ucciderlo eravamo carichi di voglia di fare e abbiamo deciso di creare questo progetto che è un po’ a cavallo tra la street art e l’installazione e la decorazione di interni.

E voi vi sentite dei decoratori di interni o degli artisti?

Diciamo che ci piace trovarci all’intersezione delle due cose. Chiamarsi artista è pretenzioso e comunque bisognerebbe anche parlare di cosa significhi l’arte. E invece la decorazione di interni descrive in maniera più accurata una delle cose che facciamo.

E’ un effetto optical voluto quello che avete scelto?

Viviamo in un mondo in cui c’è un intensificarsi di bombardamento di immagini. Ognuno di noi ha oggi in tasca una fonte dalla quale poter trarre infinite ispirazioni e infinite immagini. Siamo costantemente inondati dal bello e quindi volevamo creare delle trame geometriche che riuscissero ancora a catturare l’attenzione dell’osservatore disinteressato che apre un social o un sito web e che riesce a vedere delle cose che gli prendano l’occhio.

In che maniera lavorate? Arrivate in un posto e già sapete cosa fare oppure osservandolo decidete come operare?

Noi abbiamo una tecnica di disegno che si basa nel creare una sorta di stencil, ovvero una maschera, direttamente sul posto con lo scotch. Questo ci permette di entrare nello spazio in maniera perfetta e di adattare i nostri disegni nella superficie dove devono essere. Solitamente improvvisiamo ma si tratta di un lavoro molto di composizione, dunque quando arriviamo ‘litighiamo’ per svariate ore su dove mettere una linea e piano piano viene costruito un disegno.

Che genere di lavori avete realizzato in questi anni e in che spazi vi piace lavorare?

Abbiamo realizzato molti interni, soprattutto pavimentazioni anche in resina. Diciamo che preferiamo sempre le grandi metrature, perché grande è più bello. Tendenzialmente un disegno grande avrà sempre un impatto maggiore rispetto ad uno piccolo. Lavoriamo molto sugli interni ma anche sugli esterni, visto che possiamo agire su qualsiasi superficie perché nel tempo abbiamo acquisito un know-how tecnico che ci permette di lavorare quasi ovunque. Dunque realizziamo alla pari entrambe le cose.

C’è qualche lavoro al quale siete particolarmente affezionati?

Ora torniamo da Seoul dove abbiamo lavorato con Nike per il lancio di una loro scarpa. Ed è stata una bella esperienza. Qui a Roma la chiesa nera sconsacrata di Pietralata, che è una delle opere di street art di maggiore impatto che abbiamo realizzato.

Quindi vi state imponendo anche all’estero con i vostri lavori.

Siamo stati a Berlino, Bordeaux, Miami e appunto a Seoul.

Voi vi sentite un po’ dei visionari, chiaramente nell’accezione positiva del termine?

Autodefinirsi dei visionari mi sembra un pochino eccessivo. Diciamo che abbiamo una buona capacità di immaginare il disegno e di saperlo comporre nella maniera più adatta. Però da qui ad essere considerati dei visionari il passo è bello lungo.

Queste linee dove vi porteranno? Quali sono i vostri obiettivi?

L’obiettivo è quello di lasciare nel mondo la maggior quantità di disegni che possiamo. E’ anche un po’ il modo di lasciare la nostra impronta, come ogni essere umano vuole fare.

E poi aprirci sempre più porte e cercare sempre di fare cose nuove. Ora stiamo iniziando a lavorare molto con la luce. Abbiamo fatto un evento di Capodanno, al Circolo degli Illuminati, lanciando la prima proiezione stratificata, che è una tecnica installativa per cui si crea un ologramma nello spazio.