Omicidio Morganti: gli assassini hanno le ore contate. Lo zio Pietro “E’ stata un’esecuzione”

Chi ha ucciso Emanuele Morganti ha le ore contate.

I carabinieri di Frosinone hanno convocato in caserma venticinque ragazzi, ma sono nove gli indagati: si tratta di cinque clienti e quattro buttafuori, di cui tre italiani e un albanese , nelle prossime ore alcuni di loro potrebbero essere arrestati. Il pm Vittorio Misiti li ha interrogati per stabilire le varie e diverse responsabilità nel pestaggio. L’attenzione della procura e dei carabinieri si concentra su due giovani italiani, di 24 e 27 anni, con precedenti penali, sospettati di aver inflitto i colpi mortali con una spranga di ferro, più precisamente si tratterebbe di un paletto divelto da un cartello stradale, e attualmente indagati per omicidio preterintenzionale, anche se l’accusa potrebbe trasformarsi in omicidio volontario. Sono ancora in corso interrogatori ed esame delle telecamere per far luce su quanto accaduto esattamente.

“C’ero. Ho visto tutto. L’ho visto ammazzare e per tutta la vita avrò il rimorso di non essere riuscita a fare niente”. Sono queste le parole di Ketty, fidanzata di Emanuele Morganti, raccontate al Corriere della Sera.

“Era la prima volta che Emanuele prendeva la macchina del padre – spiega la ragazza – Ci teneva così tanto. Era tornato dal lavoro, aveva fatto la doccia ed eravamo andati in discoteca. Volevamo solo passare un venerdì sera con la musica e gli amici. Perché è successo? Cosa è successo? Perché non li hanno fermati? Non aveva fatto niente”.

Intanto proseguono gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Frosinone per far luce sull’accaduto.

Al ‘Mirò’, un locale in piazza Margherita nel centro storico di Alatri – già teatro di altre risse in passato – il giovane era arrivato dalla frazione di Tecchiena, dove abita con la famiglia, assieme alla sua ragazza per ascoltare musica. Verso le due, secondo quanto ricostruito, i due erano al bancone del bar quando si é avvicinato un altro ragazzo, un albanese, che ha iniziato a importunare la fidanzata di Morganti. Questi ha reagito ed é scoppiata una lite. Sono intervenuti i buttafuori del locale, che hanno portato i due all’esterno. Qui gli amici dell’albanese avrebbero iniziato a colpire Morganti con calci e pugni, mentre intorno in molti assistevano terrorizzati. A un tratto uno degli aggressori avrebbe preso un oggetto di ferro,  e avrebbe colpito la vittima alla testa.

Emanuele non ha praticamente avuto modo di difendersi. È rimasto a terra tramortito in una pozza di sangue e con il cranio fracassato.

Soccorso e trasportato inizialmente all’ospedale San Benedetto di Alatri, dove i medici gli hanno riscontrato fratture multiple al cranio e alla zona cervicale con emorragia cerebrale, il 20/enne é stato trasferito in elicottero a Roma. Al Policlinico Umberto Primo lo hanno operato e ricoverato in rianimazione. Dopo 36 ore di agonia è deceduto.

All’Agi, lo zio di Emanuele, Pietro Morganti, racconta tutto il dolore che in questo momento sta provando la sua famiglia. “È stata la via Crucis di Emanuele…hanno anche sputato sul corpo a terra…”, afferma. “È stata un’esecuzione. I testimoni ci hanno detto che lo picchiavano ovunque, lui ha provato ad andare via con la fidanzata, poi è caduto e l’hanno finito…”. Lo zio della vittima riferisce al cronista quello che chi c’era gli ha detto a sua volta, e cioè “l’hanno pestato a sangue, a morte. Gli hanno sputato, l’hanno calpestato. Una ragazza che era nel gruppo ha detto ’questo è quello che ti meriti’. Ma perchè, per cosa? Non c’era mai stato nulla prima”. Tra chi si trovava vicino al Mirò quella sera, c’è qualcuno che ha provato a difendere il povero Emanuele. A sua volta è stato picchiato ed è finito in ospedale. C’è anche la zia della vittima che trova il coraggio di parlare: “Devono pagare, devono soffrire come ha sofferto lui, devono sentire addosso che significa il dolore, minuto dopo minuto. Hanno avuto il coraggio di dire che era inciampato da solo in un sampietrino… Questa cosa ha straziato tutti – dice la donna – è inconcepibile”.

Cinzia Cerroni
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