Roma.Omicidio Di Pietroantonio, le motivazioni della sentenza

 

Un potere di dominio sull’ex fidanzata e sulla sua vita ed una punizione per essersi ribellata. Il tutto con l’aggravante di non essersi neanche scusato. Lo scrive il gup di Roma Gaspare Sturzo che il 5 maggio scorso ha condannato all’ergastolo Vincenzo Paduano, vigilantes di 27 anni, per aver ucciso Sara Di Pietrantonio, studentessa di 22, dopo averla strangolata e data alle fiamme nei pressi della Magliana.

“Tutto ha inizio – scrive il giudice – con una serie continua di atti persecutori che poi prendono un indirizzo punitivo con un progetto omicidiario”. Insomma, una presenza violenta e minacciosa nella vita della studentessa “colpevole” secondo l’omicida, di aver chiuso con lui e di aver cominciato una nuova storia d’amore.

Nella lunga motivazione gli atti persecutori vengono descritti in un lungo elenco: “l’aver danneggiato l’auto” del nuovo fidanzato di Sara “per punirlo e farlo soffrire; l’aver costruito una serie di menzogne per Sara e poi aver realizzato l’agguato notturno mediante una collisione stradale voluta; la sottrazione del cellulare a Sara e delle chiavi della sua auto; l’irrorazione della macchina di Sara con il liquido infiammabile preparato – questo è un passaggio fondamentale – per tale aggressione mortale”. E ancora, prosegue Sturzo, “l’aver bagnato Sara con lo stesso liquido al volto, l’inseguimento della stessa, l’aggressione fisica, il soffocamento e il trascinamento del cadavere su un letto di foglie” dandole poi fuoco.

Poi c’è l’elemento della premeditazione. “Quanto all’intensità del dolo, scrive sempre il giudice, valutata come sussistente sulla base degli elementi oggettivi sopra indicati, e tenendone distinta la malvagità del Paduano per i motivi abbietti per cui ha agito, in relazione al suo preteso dominio su Sara, non si può negare che il dolo di Paduano sia stato della massima potenza, manifestando aspetti di vera e propria crudeltà verso Sara”.

Dunque, il rifiuto di Sara di subire ancora la presenza dell’ex nella sua vita e, quindi, la conseguente perdita del dominio fino allora da questi esercitato sulla ragazza sono il movente del delitto.

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