Alatri. Piazza Regina ferita nel profondo, un luogo che è vita e non morte

È una piazza ferita per sempre, spettrale, ormai divenuta simbolo dalla macabra violenza umana, un luogo da evitare, che solo al pensiero mette i brividi, isolato, quasi non facesse più parte del magnifico centro storico di Alatri, in cui invece, fino a quella maledetta notte, era meravigliosamente incastonato. Si, perché Piazza Regina, come la chiamano più semplicemente gli abitanti, non è morte ma è vita, rappresenta una fetta importante della storia e della cultura della città. Piazza Regina, custodisce le chiavi del magnifico Chiostro di San Francesco conosciuto in tutta Italia per la sua bellezza, cuore pulsante di mostre d’arte, incontri e manifestazioni culturali. Un luogo magico non appena ci metti piede grazie alla presenza del prezioso quanto unico “Cristo nel Labirinto”. Da Piazza Regina si accede nella sede di una delle prime emittenti radiofoniche in FM della provincia o in quella del Giudice di Pace. In quella piazza si faceva il mercato settimanale quando ancora era possibile allestirlo nei centri storici, ci si fermavano i bambini a vedere i pesci nuotare nella fontana, e soprattutto c’era il San Benedetto dove nasceva la vita. Sì, perché intere generazioni di Alatri e di molti altri paesi del circondario, sono venute alla luce proprio in quell’ospedale. Quella piazza, per migliaia di famiglie, è ancora oggi simbolo di vita e di gioia, non certamente di morte. Piazza Regina, con i suoi alberi, rappresenta d’estate il luogo dove rifugiarsi quando fa troppo caldo e molto spesso è l’ultimo disperato tentativo di trovare un parcheggio quando in Piazza Santa Maria Maggiore ci sono quegli eventi che richiamano la grande folla come il Festival Internazionale del Folklore, ideato dal compianto maestro Flavio Fiorletta (chissà cosa avrebbe pensato lui di quanto accaduto), che da 46 anni ospita persone provenienti da ogni angolo del mondo. Piazza Regina Margherita è vita, non è morte, ed è già pronta a cedere il suo nome ad Emanuele Morganti.
Giorgio Stirpe

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