Introduceva telefoni e droga in carcere, arrestato un agente della Polizia Penitenziaria

Introduceva telefoni cellulari all’interno della casa circondariale di Frosinone, in una circostanza anche droga. I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Frosinone, dopo un’accurata indagine durata tre mesi,  da luglio a settembre 2016, sono riusciti ad individuare sia il responsabile che i destinatari.

A finire agli arresti domiciliari,  l’Assistente Capo della Polizia Penitenziaria, originario di Piglio di 47 anni. I militi, inoltre, hanno appurato una reiterata attività di corruzione da parte di quattro detenuti del Carcere: un albanese, di 35 anni, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Spoleto per droga, rapina e sfruttamento della prostituzione; un rumeno di 26 anni, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari presso propria abitazione in Frosinone per reati di droga;  un  napoletano di 26 anni, detenuto presso Casa Circondariale di Ariano Irpino per droga e rapina;  un  albanese di 37 anni, detenuto presso Casa Circondariale di Isernia per droga.

Ricostruito il modus operandi: attraverso una sorta di passa parola i detenuti, parlando tra loro, erano venuti a conoscenza della possibilità di potersi dotare di un telefono cellulare corrispondendo alla guardia carceraria una somma che variava dai 150 ai 500 euro. Somma che veniva fatta recapitare al destinatario attraverso la mediazione di congiunti  che venivano istruiti in tal senso o attraverso i previsti colloqui o raggiunti direttamente al telefono attraverso l’utilizzo di apparecchi già presenti ed in uso all’interno del carcere che venivano generosamente messi a loro disposizione da uno dei quattro detenuti che ne aveva già il possesso.

Nel corso delle indagini sono state accertate tre cessioni di telefonini, di ultima generazione, muniti di sim card e caricabatteria, l’introduzione di 50 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish e la corresponsione complessivamente di circa 2000 euro che era stata fatta recapitare all’assistente della polizia penitenziaria in parte attraverso dazione diretta per il tramite di familiari ed una parte attraverso l’accreditamento su una Postepay intestata alla stessa guardia.

L’uso dei telefoni da parte dei detenuti per le più svariate esigenze. Dalla necessità affettiva di mantenersi in contatto con fidanzate, genitori e congiunti in genere alla gestione di altre illecite attività, come nel caso di  un 35 anni,  originario dell’Albania, (attualmente detenuto presso Casa Circondariale di Spoleto) che curava, in ogni fase, la prostituzione della propria sorella e compagna attraverso l’inserzione in specifici siti di annunci e foto, l’indicazione alle donne di un vero e proprio codice comportamentale da tenere con i clienti in ordine a tempi e modalità dei rapporti, rimanendo talvolta in linea sia nella fase di “contrattazione” che di consumazione della prestazione sessuale. Ovviamente gli introiti, al netto delle spese di gestione, venivano dalle donne versate su una postepay che il detenuto gestiva direttamente dal suo efficiente smartphone comodamente dalla sua cella.

Nell’ordinanza cautelare  è stata evidenziata che, nonostante la sottoposizione al regime carcerario, i detenuti hanno dimostrato una inusuale pericolosità sociale e uno spiccato spessore criminale riuscendo a continuare a commettere delitti anche dall’interno dell’istituto di pena

Cinzia Cerroni
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