Omicidio Capirchio. Cialei vuole parlare

 

Dopo quasi un anno di reclusione in carcere, a bocca chiusa su un omicidio efferato e crudele di cui le indagini lo accusano, Michele Cialei ha deciso di parlare. In verità, non si sa se la richiesta sia partita dall’imputato, o sia frutto di una strategia difensiva, ma fatto sta che i suoi avvocati, Camillo Irace del Foro di Napoli, e Giampiero Vellucci di Frosinone, venerdì scorso hanno depositato in Procura la richiesta di interrogatorio. Michele Cialei, 52 anni, era stato prelevato dalla sua abitazione e condotto in carcere il 12 dicembre 2017. Il corpo di Armando Capirchio sarebbe stato ritrovato a pochi mesi di distanza in località Ambrifi, a Lenola, fatto a pezzi e chiuso in due sacchi di yuta. Poi l’esame autoptico da parte del RIS e ancora una lunga attesa per la famiglia prima di poterne celebrare il funerale, avvenuta soltanto il 19 agosto scorso. Intanto l’accusa di omicidio per il figlio ventenne di Michele Cialei, Terenzio, è caduta. Nel prossimo interrogatorio il pastore vallecorsano potrebbe spiegare agli inquirenti le motivazioni di un crimine così efferato, gli antefatti, e le cause che quel 23 ottobre l’avrebbero portato a diventare un assassino. Questa mossa da parte dei legali potrebbe far guadagnare all’imputato le attenuanti generiche e l’attenuante della provocazione, dal momento che Michele Cialei rischia l’ergastolo per motivi futili e l’aggravante crudeltà per aver infierito più volte sul corpo di Capirchio. I difensori siano entrati in possesso di atti di procedimento di due anni fa (un anno prima dell’omicidio) che vedevano Armando Capirchio indagato per lesioni personali e Michele Cialei parte offesa per aver ricevuto, con un corpo contundente, un violento colpo alla testa per il quale è stato ricoverato al Pronto soccorso dell’ospedale di Frosinone. Questo provvedimento si inserisce come un atto costituente nella strategia processuale.

 

Cinzia Cerroni