Pontecorvo. E’ morto Don Roberto Sardelli, il “prete dei baraccati”

Si è spento questa mattina, 19 febbraio, a Roma, all’età di 83 anni,  don Roberto Sardelli, il sacerdote, originario di Pontecorvo, che decise di aiutare i più deboli vivendoci insieme nelle baracche lungo gli archi dell’Acquedotto Felice.
Il suo impegno si materializzò con la battaglia per l’accesso all’acqua e a condizioni di vita più dignitose per gli ultimi, a partire dal diritto all’istruzione con la scuola 725 da lui fortemente voluta, la “Scuola del nostro riscatto” come la definirono gli stessi ragazzi che la frequentarono. I suoi tanti scritti, che dagli anni 70 si concentrarono sulla denuncia della crescita del consumismo sfrenato, il declino dell’etica pubblica e l’aumento dell’ intolleranza per il diverso e i più deboli, furono profetici. Con la scomparsa di Don Sardelli perdiamo un uomo di grande umanità e un intellettuale a tutto tondo.

I funerali si terranno domani,  20 febbraio alle ore 10 nella chiesa di S. Nicola di Porta (via S. Nicola snc) a Pontecorvo.

L’amministrazione comunale di Pontecorvo si unisce al cordoglio della famiglia e della cittadinanza tutta per la scomparsa di don Roberto Sardelli. Questa la nota a firma del sindaco, Anselmo Rotondo e del delegato alla cultura, Moira Rotondo:
“Beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio” dice il Signore Gesù nel Vangelo di Luca e don Roberto ha testimoniato in vita con la sua missione sacerdotale il valore profondo di questo insegnamento cristiano.
In anni difficili, in una grande città come Roma piena di contraddizioni e contrasti, in cui coesistevano e coesistono ancora oggi grande opulenza – pensiamo alle stanze vaticane che aveva frequentato – e grande miseria, lui ha scelto di vivere la miseria dei diseredati e di lavorare affinché anche costoro a dispetto della mentalità del tempo vedessero riconosciuta la loro dignità. E la dignità si conquista con l istruzione e la cultura e la scuola 725 da lui fondata tra le baracche dell Acquedotto Felice – che ironia – ha rappresentato uno dei massimi esempi di pedagogia sociale tanto da essere insignito solo pochi mesi fa della Laurea Onoris Causa dall’Università di Roma 3.
Vogliamo ricordarlo così, orgoglioso, emozionato e commosso ma pur sempre schivo nei confronti di tutte queste attenzioni. Vogliamo ricordarlo con le sue parole quasi rassegnate “Noi speravamo, oggi si dispera” affinché soprattutto i giovani non perdano mai la speranza in un futuro di riscatto ed equità sociale”.
Cinzia Cerroni