Roma. La ‘ndrangheta di Gioia Tauro ai Castelli, quattro arresti

Gioia Tauro ai Castelli Romani. Si chiama così l’operazione della Squadra Mobile di Roma, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia della Capitale, che ha permesso di individuare e colpire gli interessi della pericolosa cosca di ‘ndrangheta Molè nell’hinterland capitolino. Gli inquirenti sono riusciti infatti a svelare la penetrazione della ‘ndrangheta in importanti strutture ricettive a Rocca di Papa. Gli agenti della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile hanno arrestato quattro persone, legate alla cosca Molè di Gioia Tauro. In manette sono finiti in quattro. Ai domiciliari due persone, mentre un’altra risulta indagata. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche beni, società, ditte e immobili a Rocca di Papa e Gioia Tauro per un valore di 4 milioni di euro, e tra questi l’albergo “Il Redentore”. L’inchiesta si è concentrata proprio sull’ascesa imprenditoriale di uno di questi esponenti, nonostante le esigue capacità reddituali ufficialmente dichiarate. Pregiudicato, è noto per essere legato da sempre alla ‘ndrangheta del cosiddetto “mandamento tirrenico”, e ha legami di sangue con l’articolazione della ‘ndrangheta che opera a Castellace di Oppido Mamertina, per anni capo indiscusso dell’omonima cosca federata ai Piromalli. Il figlio ha poi sposato una figlia del  del boss Molè, reggente della cosca di Gioia Tauro fino al 1 febbraio 2008, data in cui è stato ucciso e ha segnato un passaggio chiave per le dinamiche e gli equilibri della ‘ndrangheta della Piana. Quanto all’altro arrestato, appartenente all’omonima famiglia attiva nella zona di Gioia Tauro e da sempre legata al clan dei Piromalli e ai Mammoliti. Già nel 2009  erano stati arrestati con l’operazione “Maestro” della Procura Distrettuale di Reggio Calabria, il primo assolto in appello, l’altro in primo grado. È dopo la scarcerazione che i due hanno trasferito i loro interessi economici nella zona dei Castelli Romani.