Terracina. Omicidio Marino, arrestato il commando

È finito in carcere il commando che il 23 agosto del 2012 sul lungomare di Terracina, davanti allo stabilimento balneare “Sirenella”, ha freddato e ucciso Gaetano Marino, fratello di Gennaro, detenuto in regime di 41bis e affiliato di spicco dell’omonimo clan camorristico, all’epoca coinvolto nel violento scontro all’intero dell’ala dei cosiddetti “scissionisti” di Secondigliano per la gestione delle “Case Celesti” a Scampia. In manette sono finiti Arcangelo Abbinante, esecutore materiale, Giuseppe Montanera, e poi Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, considerati dagli inquirenti “appoggio logistico”. L’inchiesta, coordinata dalla DDA di Roma, è stata portata avanti dalla Squadra Mobile di Roma e Latina insieme al commissariato di Terracina. Marino, in vacanza a Terracina con la famiglia, dalla spiaggia era salito in strada insieme a Raffaele Iavazzi, indagato e poi arrestato. Ed è proprio in strada che si è consumato l’agguato: Gaetano Marino è stato raggiunto da una raffica di colpi di pistola calibro 9×21, tre al tronco e poi altri 8 tutti a distanza ravvicinata e in rapida successione. Da subito gli inquirenti avevano accertato che al momento dell’omicidio c’era una Fiat Grande Punto in doppia fila con due uomini a bordo, e poco più avanti una Fiat Punto parcheggiata di traverso per non consentire il passaggio. È dalla Fiat Grande Punto che è uscito il killer che poi ha freddato Marino, mentre l’altra vettura, subito dopo il delitto, dopo una manovra in retromarcia che ha danneggiato diversi scooter parcheggiati, è ripartita in direzione Roma. È proprio quest’auto che il giorno successivo è stata ritrovata a Terracina nei pressi dell’abitazione di Carmine Rovai, che aveva la disponibilità del mezzo ma l’aveva prestato al suo amico, Salvatore Ciotola. Le indagini sono partite dal legame dei due ai clan di Secondigliano, e hanno inquadrato il movente nella faida tra il gruppo degli Abbinante-Notturno-Aprea-Abete a quello delle famiglie Magnetti-Petriccione, legate al clan Vanella-Grassi. Grazie anche alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno accertato che gli occupanti della Fiat Punto fossero proprio Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, mentre Giuseppe Montanera, referente degli Abete-Notturno, e Arcangelo Abbinante, dell’omonima famiglia, erano a bordo dell’altra auto. Un omicidio cruento, in strada, a due passi dalla spiaggia, in pieno giorno e in piena estate maturato, per gli investigatori, nell’ambito della faida che all’epoca vedeva contrapposti i Vanella-Grassi agli Abete-Notturno-Abbinante per il controllo della piazza di spaccio delle Case Celesti, feudo dei Marino.

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