Per Renzi più di un marchio: un Marchionne

Marchionne nello stabilimento FCA di Cassino (foto Andrea Sellari)

In qualche settimana il premier Renzi è stato in provincia di Frosinone due volte. La prima nel capoluogo per la campagna elettorale referendaria, la seconda ieri alla FCA di Cassino, dove ha celebrato l’industria 4.0 ed è stato capace di fare eccellente campagna referendaria senza mai nominare la parola referendum o accennare al “Sì”. Si è trattato della celebrazione dell’industria automobilistica italiana, in uno degli stabilimenti più avanzati del mondo dal punto di vista tecnologico e un simbolo del Belpaese che torna a produrre in bellezza, dove uno dei brand più prestigiosi dell’automotive italico, cioè “Alfa Romeo”, è tornato a ruggire fortissimamente grazie ai gioielli Giulia e il nascituro Stelvio che abbiamo avuto il piacere di osservare. Il vanto industriale, assoluto e globale, della provincia di Frosinone. E il premier Matteo è stato abilissimo nel suo discorso a trasformare, con un parallelismo magistrale, l’emblema dell’Italia che non si ferma ai fasti del passato pur amandolo (“noi vogliamo bene alla Fiat 600”) per scagliarsi all’arrembaggio del futuro (Giulia e Stelvio), nel simbolo della politica che non guarda ai traguardi minimi dell’economia del Paese (“a non finire come la Grecia”) ma a vincere anche le sfide più ardue (“fare meglio della Germania”). Ovviamente quella politica vincente è la sua, quella che vuole riformare l’Italia, e la politica nostalgica, che si ferma ai fasti del passato, che “blocca”, è quella di chi la riforma non la vuole. Renzi non lo ha detto, ma il riferimento al referendum è stato chiarissimo. L’impatto mediatico fortissimo, anche grazie a un altro brand che per associazione ha fatto suo: molto più di un “marchio”, un “Marchionne”. Praticamente un semidio. E tale è apparso alla folla di giornalisti, fotografi e cameraman stipati nel recinto di transenne allestite tra le linee della futuristica catena di montaggio. Il super manager è arrivato come nella scena di un film di Rosi (in questo caso sì che sembrava di stare negli anni ’60) avvolto da un codazzo di super collaboratori e sicurezza abbigliata in foggia policeman, si è fatto fotografare accanto a una Giulia calda di forno (davvero una meraviglia), ha bisbigliato ai microfoni dei reporter fortunati che se lo sono trovati davanti (gli altri si arrangino) e se n’è andato. Tutto molto poco 4.0.

Dario Facci on BloggerDario Facci on FacebookDario Facci on Youtube
Dario Facci
Direttore at Pertè Online
Dario Facci è un giornalista e un fotografo, ha iniziato nella rivista mensile “Lo Stato delle Cose” e ha lavorato presso RTM RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione, Lazio Tv. Ha diretto Ciociaria Oggi, l’edizione frusinate de L’Opinione, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Perté Magazine, Il Regionale, La Provincia Quotidiano.

E’ attualmente direttore di Perté Week, Perté Online e Radio Pertè. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Sinistra Europea, Qui Magazine, To Be, Ciociaria Turismo. Sue fotografie sono state pubblicate su Ciociaria Oggi, La Repubblica, L’Unità, iI Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Novi Listi Glas Istri (Croazia), Primer Acto (Spagna), Village Voice (Stati uniti d’America), La Maga (Cile), To Be, Qui Magazine, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Pertè Magazine, Perté Week