Alatri: Omicidio Morganti, ordinanza di custodia cautelare in carcere per Franco Castagnacci

Oggi il Reparto Operativo – Nucleo Investigativo dei carabinieri, in collaborazione con il personale delle Compagnie di Frosinone, Alatri e Anagni ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Frosinone, Ida Logoluso, su richiesta della Procura della Repubblica, (Procuratori De Falco, Coletta, Misiti) nei confronti di Franco Castagnacci. 50enne originario di Alatri, attualmente detenuto presso la Casa circondariale di Velletri per reati di droga.

L’uomo è ritenuto responsabile di concorso in omicidio volontario, poiché implicato nella feroce aggressione in cui il 26 marzo scorso, a causa delle gravissime lesioni subite, ha trovato la morte ad Alatri il giovane Emanuele Morganti.

A carico di Castagnacci, al pari di quanto era già emerso nei confronti degli altri tre sottoposti a fermo nei giorni successivi al tragico evento, sono emersi gravi indizi di colpevolezza in merito al suo coinvolgimento attivo nel violento delitto, nel corso della articolata e complessa attività investigativa svolta dai militari del Comando Provinciale carabinieri di Frosinone e diretta dai Pubblici Ministeri assegnatari dell’inchiesta. Il 50enne, infatti, avrebbe partecipato all’aggressione di Emanuele Morganti subito dopo che era stato portato fuori dal locale; lo avrebbe inseguito fino alla parte alta della piazza, dove il giovane aveva tentato di fuggire, braccandolo e continuando a colpirlo; subito dopo, avrebbe impedito a un giovane, trattenendolo con forza, di accorrere in soccorso di Emanuele che, nel frattempo, dopo essersi liberato da lui, veniva affrontato e aggredito dai tre indagati, già sottoposti al regime detentivo, che ne hanno infine provocato la morte.

Il provvedimento cautelare si è reso necessario alla luce della comportamento di collaborazione tra l’arrestato e gli ulteriori tre indagati per l’intera fase dell’aggressione; per la rilevantissima pericolosità desumibile dal comportamento particolarmente crudele e dall’accanimento nei confronti della giovane vittima, nonché per prevenire il rischio concreto di inquinamento delle prove consistenti, nella prospettiva che Castagnacci possa continuare a intimidire e minacciare i testimoni, come è emerso durante le indagini, per favorire la propria posizione e quella del figlio.