Intervista al presidente di Uncem Lazio, Achille Bellucci: “Buona Pasqua di rinnovamento e riflessione. Il sistema basato solo sulle megalopoli va ripensato”

Achille Bellucci

 

  • Presidente stiamo vivendo in tempi di pandemia e l’esperienza del COVID19 in tutto il mondo ha prodotto mutazioni irreversibili, sia sociali che economiche, poteva essere evitato tutto questo o almeno attenuato?

Non sta a me entrare nel campo scientifico e giudicare le disfunzioni, che pure ci sono state, o le cause della mancanza di piani antipandemici o la loro non applicazione; una cosa però posso affermarla perché da tempo la ribadiamo come UNCEM: il modello metropolitano di sviluppo economica e di vita civica, cioè fondato sulle città grandi e grandissime, sta mostrando tutti i suoi limiti.

Spingere all’inurbamento le popolazioni delle aree interne e montane verso le città; gonfiare all’inverosimile le periferie metropolitane; costringere al limite i servizi sia pubblici che privati; trascurare i valori caratteristici del patrimonio storico, artistico, ambientale del nostro paese, ha avuto corrispondenza e referenza solo con le leggi del mercato, del profitto, dell’arretramento dell’intervento pubblico.

Non si è capito che pianificare l’abnorme concentrazione metropolitana, non solo favorisce la crisi delle aree interne e montane attraverso l’invecchiamento, l’impoverimento ed infine l’esodo delle popolazioni, ma aumenta i rischi di fenomeni degenerativi sociali (droghe e microcriminalità), economici (lavoro nero e precario) ed infine sanitari, come il caso del contagio epidemico

Abbiamo alle spalle un ventennio contrassegnato da una crisi economica, quella 2007/20014, senza precedenti, alla quale si è risposto in modo errato ovunque, ma in particolare nel nostro Paese.

Austerità economica e disintermediazione dei cosiddetti corpi intermedi.

Invece di aiutare, sostenere, promuovere il meglio del nostro sistema produttivo, lo si è lasciato letteralmente morire; anche perché migliaia di imprenditori si sono tolti la vita; a tutti i livelli, sociali ed istituzionali, si è eliminato quel che appariva superfluo e dannoso, ma invece era magari semplicemente inefficiente o trascurato.

Mi occupo come Presidente UNCEM di Comunità Montane; in questo periodo sono state lasciate a livelli di mera sopravvivenza con risorse sempre decrescenti, personale insufficiente, nessuna delega o attribuzione di prerogative, sino alla conclamata volontà di sopprimerle.

Per non parlare delle Province, ente intermedio costituzionalmente previsto, abrogate prima di un referendum e non dopo, ed oggi dimenticate; per non parlare dei borghi e paesi, i cosiddetti piccoli Comuni, trattati alla stregua di incomodi inutili e spendaccioni.

Questo c’entra con il CORONA VIRUS, perché lo stile di vita nelle aree interne e montane è molto più salubre di quello metropolitano; perché presenta con il suo essere comunità coesa ed identitaria, la risposta all’alternativa Stato/Mercato; perché l’enorme patrimonio edilizio inutilizzato, le eccellenze e tipicità enogastronomiche, turistiche, storiche, ambientali, potrebbero innescare quel CONTROESODO virtuoso che potrebbe davvero rappresentare una nuova economia di rinascita e slancio per l’intero Paese.

Decongestionare le periferie e non intervenire a rattopparle; sviluppare nuove filiere produttive basate sulle nostre tradizioni ed attitudini artigianali; valorizzare quanto c’è e quanto si rischia di perdere, di sistema produttivo e turistico; applicare in modo capillare l’innovazione, il web, lo smart village, ecc.

Non è questo quel che serve per il dopo CONVID19?

Vogliamo continuare con il presente andamento? Vogliamo cedere ancora alle spinte centralistiche e dirigistiche che portano a leggi sbagliate, a indirizzi retrogradi e dannosi, a vagliare la vita delle popolazioni delle aree interne e montane, come un incidente di percorso verso il “paradiso” metropolitano?

Con tutta la modestia del caso, penso proprio di NO!

  • Quindi da un lato un modello che puntasse sulle aree interne e montane avrebbe dato risposte migliori ad una pandemia tipo CORONAVIRUS; dall’altro esso sarebbe una risposta possibile e virtuosa per la nuova fase che dovrà tener conto della nuova crisi economica; Cosa può ostacolare queste ipotesi?

Sicuramente la politica, intesa nel suo complesso e nella dimensione attuale: il consenso è alla base di ogni sistema democratico, ma esso oggi è sostanzialmente basato sulla comunicazione e non sulla formazione o sperimentazione di un progetto o di un programma; oggi è tutto flash, le notizie hanno vita istantanea.

La crisi della rappresentanza, seguita alla crisi dei partiti di massa. ha fatto il resto.

Per questo tra Stato e Mercato è necessaria una dimensione nuova, quella della comunità identitaria, locale, solidale; e dove la si può ancora trovare e rilanciare in modo più facile e produttivo se non nelle aree interne e montane, tra l’altro il 60% della superficie europea ed il 45% di quella nazionale.

Siamo in una Regione straordinaria come il Lazio in cui su 378 Comuni 251 sono borghi e paesi e 245 sono montani; perché non vede questa realtà in forte crisi di spopolamento e addirittura di crisi irreversibile? Perché non se ne colgono le potenzialità, la ricchezza di contenuti, la volontà tenace da montanari, di riscatto?

Attendiamo risposte, intanto colgo l’occasione per formulare i migliori auguri per la Pasqua

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Dario Facci
Direttore at Pertè Online
Dario Facci è un giornalista e un fotografo, ha iniziato nella rivista mensile “Lo Stato delle Cose” e ha lavorato presso RTM RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione, Lazio Tv. Ha diretto Ciociaria Oggi, l’edizione frusinate de L’Opinione, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Perté Magazine, Il Regionale, La Provincia Quotidiano.

E’ attualmente direttore di Perté Week, Perté Online e Radio Pertè. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Sinistra Europea, Qui Magazine, To Be, Ciociaria Turismo. Sue fotografie sono state pubblicate su Ciociaria Oggi, La Repubblica, L’Unità, iI Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Novi Listi Glas Istri (Croazia), Primer Acto (Spagna), Village Voice (Stati uniti d’America), La Maga (Cile), To Be, Qui Magazine, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Pertè Magazine, Perté Week