La sala della biblioteca comunale di via del Carmine era gremita, mercoledì 4 gennaio, per la prima del corto “Deep”, di Elisa Curatola, ventiduenne cassinate al suo esordio cinematografico. Eppure non è questa la notizia, ché con una buona opera di marketing e chiedendo supporto agli amici, sarebbe stato facile comunque riuscire a occupare tute le sedie. Quello che invece va detto è che questa ragazzona dagli occhi scuri, apparentemente uguale ad altre della sua età, che il pubblico straripasse dalla porta se l’è meritato. È giovane, ma si distingue per bravura ed entusiasmo. Ha scritto e diretto quello che, da progetto di tesi di laurea all’Accademia delle belle arti di Frosinone, è diventato un cortometraggio di tutto rispetto. Per la sua realizzazione, durata due mesi e a budget 0, si è avvalsa dell’aiuto professionale di Stefano Imperato alla fotografia, alle riprese e al montaggio, già vincitore de ‘Hollywood International Independent Documentary Awards’.

Si parla di web series e in generale del web, con riferimenti a quella parte di internet oscura e poco rassicurante che è, appunto, il deep web: un metodo di navigazione in incognito, attraverso il quale si generano mercati segreti del malaffare d’ogni tipo, dalla pedofilia al traffico d’armi o di droga. Tutto gira intorno a questa parola: “Deep”, “in profondità”. Quanto profondamente ci attanagli il web, quanto riesca a insinuarsi nella realtà delle nostre vite è l’interrogativo che guida la trama, non banale ed efficacemente condensata nella breve durata della proiezione. La storia si svolge a doppio filo tra quella dei protagonisti reali, Federico (Alex Borzumato) e Azzurra (Alessandra Mendozza), e quella dei due attori principali della serie tv “Deep”, alias Giovanni Esposito e Giulia Cassone. Nel cast, anche Mario Mezzanino e Massimo Nese (già attori teatrali), che interpretano personaggi corollari, ma non meno importanti per la buona riuscita del totale. Le suggestioni delle musiche adoperate sono invece a firma di Gianpaolo Sisto.

L’immedesimazione di Federico nelle vicende del protagonista della serie che sta guardando sarà totale, al punto da compiere azioni estreme, divenuto ormai incapace di distinguere tra il suo destino e quello del personaggio della fiction. Si ricorre a un espediente narrativo frequente nei cortometraggi al fine di agevolarne l’intreccio ovvero la trasposizione visionaria, ma il messaggio arriva lucido: chi oggi ha vent’anni è cresciuto quando internet era già entrato irreversibilmente a far parte delle dinamiche della realtà, costituendo un’ingerenza continua nelle sue sfere vitali, dall’autopercezione del singolo al muoversi in socialità. Il web e tutto ciò che propone condizionano la società e il modo di rapportarsi al prossimo, così da rendere sempre più difficile tracciare la linea di demarcazione tra ciò che è apparente e ciò che prende il nome di realtà, con la quale il mondo virtuale ha un rapporto osmotico e compenetrante.

Come dichiarato a commento della presentazione dall’assessore alla Cultura Nora Noury, “è bene che siano i giovani a spiegare ad altri giovani cosa sia internet, quali possibilità e rischi porti in seno”. E “Deep” ci riesce, tenendosi a riparo da un certo sbrodolamento intellettualoide tanto caro ai radical-chic, schivando la pretesa di star insegnando qualcosa a qualcuno. La costruzione è invece secca e scorrevole, non c’è puzza di presunzione dello sciorinamento di una qualche verità rivelata, l’aria che tira è piuttosto quella di una festa tra amici ben affiatati, che in quest’impresa si sono divertiti tanto ed è questa genuinità d’approccio quello che più c’è da augurarsi rimanga a guida dei prossimi lavori della Curatola.

“Non vedo l’ora di ricominciare a girare, non so stare ferma” – ha commentato la regista a fine serata, poco interessata allo schiamazzo del successo e determinata a costruirsi un futuro nel cinema. Proverà a portare la sua opera prima in giro per concorsi e ha indicato Christopher Nolan come suo punto di riferimento artistico. Non si può che augurarle di continuare a vincere le sfide che di volta in volta si porrà innanzi, commisurate alla sua crescita anagrafica e professionale.

Altra promessa squisitamente nostrana è Alex Borzumato, 23 anni, Federico nel corto, nella vita studente di economia a Cassino e modello a Milano. Ha il merito di non essersi lasciato sciroccare dalla bellezza, un’espressività naturale che lo agevola nella recitazione e tanta determinazione. Se saprà unire lo studio dell’arte drammatica all’inclinazione innata ha ottime possibilità di arrivare al successo.

Unico accorgimento, che valga da consiglio per continuare a crescere, è di prestare maggiore attenzione alla dizione degli attori, fondamentale per quel salto di qualità che intercorre tra l’amatore e il professionista. L’augurio generale, invece, è che si continui a dare spazio e a incoraggiare i giovani nello sviluppo del proprio potenziale artistico.

 

 

di Barbara Gigante

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