Lazio Pride, lettera aperta al sindaco Ottaviani da Art.UNO

Ambrosiano: "Caro Nicola mi appello al tuo essere uomo di diritto e di profonda fede cristiana. Non marginalizzare chi manifesta contro la marginalizzazione"

Lazio Pride

 

Lazio Pride. Il segretario provinciale di Art.UNO, Gaetano Ambrosiano, ha inviato una lettera aperta al Sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani. Eccola di seguito:

“Caro Nicola ti scrivo nel rispetto del Tuo essere uomo di diritto e di profonda fede cristiana e lo faccio anche nel pieno rispetto della nostra contrapposizione ideologica. Sei Sindaco di una città (ed anche il mio) in cui nel tuo ruolo cade il diritto di garantire il bene ed il rispetto di ogni singolo nel pieno esercizio di diritto. In questo momento hai lo scettro di quello che sarà il passaggio della nostra provincia nell’essere Europa, culla di una cultura cosmopolita il migliore antidoto all’odio religioso omofobo e xenofobo che si sta diffondendo. Il 22 giugno con tutte le problematiche del caso è il confine, la linea dove cadrà il tuo essere garante di questo arcobaleno che rappresenta l’umanità, super partes nel ruolo di Primo Cittadino, perché rimane facile essere dalla parte di una maggioranza forte ma più complicato esserlo di una minoranza e so benissimo che la tua sensibilità cade dove gli ultimi soffrono delle privazioni.

Io spero che quel giorno Tu sia il portatore e difensore estremo di quell’arcobaleno e quel giorno saremo tutti orgogliosi della nostra città. Spero, insomma, che la nostra città non frapponga sterili questioni alla riuscita di questo avvenimento come, ad esempio, quella del percorso. In ogni caso il passaggio di quel corteo di migliaia di persone, causerà qualche problema alla circolazione veicolare, è inutile illudersi. Portare il percorso fuori da via Moro figurerebbe come una volontà da parte della nostra Amministrazione cittadina di marginalizzare chi manifesta pacificamente contro la marginalizzazione. Insomma, una cosa che non serve a nessuno se non a chi pensa che le diversità debbano essere nascoste e dunque portate lontano dal centro della vita cittadina.

Aggiungo una nota di riflessione ulteriore, nel caso occorresse, per chiunque abbia voglia e necessità di approfondire la questione.

Nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969 la polizia fece irruzione in un locale del Greenwich Village di New York con la scusa di controllare la licenza per gli alcolici, ma gli avventori vennero ben presto intimiditi e allontanati con violenza.

Perché? Perché erano per lo più giovani omosessuali e travestiti, persone insomma considerate fuori legge. Ma quella notte qualcuno reagì, qualcuno fece resistenza, le persone accorsero anche da fuori per contrastare gli abusi delle forze dell’ordine. Quel locale si chiamava Stonewall Inn e quella notte iniziò il movimento per i diritti lgbt+, tanto che a tutt’oggi giugno è il cosiddetto Pride Month Pride nel senso di orgoglio perché ciò che fece quella notte newyorkese fu proprio dare una carica di consapevolezza (e anche di rabbia) a persone che, prima d’allora, erano troppo spaventate per uscire di casa, figurarsi per protestare assieme. Invece, come in ogni caso, l’unione fa la forza e là fuori ci sarà sempre qualcuno simile a te, con i tuoi stessi problemi e i tuoi stessi obiettivi. Proprio dallo stare insieme nascono le parate del Pride, che in queste settimane estive ricordano quegli avvenimenti di lacerante e inedita protesta sublimandoli in eventi colorati, festosi, di aggregazione e riflessione, invadendo (ovviamente pacificamente) le città del mondo con un’ondata arcobaleno.

Anche in Italia, e forse anche Frosinone, dopo decenni di manifestazioni semiclandestine e spesso ostacolate dalle autorità pubbliche i Pride stanno diventando un’occasione sempre più pubblica e partecipata. Il numero e la partecipazione a questi eventi dà in qualche modo l’immagine di un assestamento positivo della società nei confronti della comunità lgbt+, mentre in realtà i Pride stessi servono per tenere il punto sui fragili traguardi raggiunti e sono ancora motivo di grande scontro ideologico quando al contrario si dovrebbe porre un limite e dare senso al diritto di cui ogni essere umano dovrebbe essere investito.

Uno degli argomenti più diffusi per attaccare queste iniziative e quindi per delegittimare l’intera comunità è che i Pride appaiono come carnevalate. Il Pride invece è un momento di socializzazione esteticamente a sé: rivendica un’identità forte, visibile, unitaria e inclusiva nel suo essere polimorfa. Il Pride è una riaffermazione di un essere diversi dagli altri e al contempo pronti ad accettare qualsiasi modo di essere diversi dove cadono le barriere delle ipocrisie. Per farlo l’unica arma è la visibilità, quella più spinta, eccessiva, colorata che non fa male che non offende ma che rende partecipe una gioia di vita. Il Pride è un carnevale ma non nell’accezione negativa dei suoi detrattori ma nel senso etimologico e medievale per cui si sospendono per qualche ora le convenzioni (ma non quelle morali, assolutamente) per un momento di svago che è anche una potente riaffermazione in cui le diversità perdono il loro senso letterario di significato e di esistenza sociale. Inutile nasconderlo: le persone lgbt+ sono una minoranza a cui vanno riconosciuti dei diritti, perché questo è alla base di qualsiasi società evoluta e progressista dove il primo passo è verso la tutela degli ultimi. Viviamo nel terzo millennio e pare oggi assurdo che ancora ci si debba uniformare ad un modello di società o di pensiero, nessuno può decidere per Noi e privarci della nostra libertà di esistere va riconosciuto un diritto a qualsiasi forma di scelta della vita umana nel suo proprio intimo desiderio di vita.

Dice benissimo Natalia Aspesi quando afferma che il fastidio nei confronti dei Pride è generato più che altro dal non riuscire ad accettare “l’idea che gli omosessuali non vivano nella vergogna e nella sofferenza, defilati e emarginati, ma siano talvolta allegrissimi”. O forse è la nostra vergogna che ci impedisce di accettare il mondo nelle sue variabili. Chi non si accetta pienamente per quel che è, ed il mondo degli etero ne è colmo, cercherà allo stremo l’accettazione della maggioranza credendo che aderire ai suoi canoni sia l’unico modo per sentirsi meno diverso, meno discriminato, meno sbagliato. Tutto questo è sbagliato semmai è questo il principio nell’esatto contrario: la libertà.

I Pride, in fondo, sono proprio questo: un momento di libertà dove tutti siamo parte di un mondo parte di tante piccole sfumature ed è questo il vero senso del pride dove la comunità LGBT ci insegna che in quel momento ci liberiamo da tutte le nostre paure uniti in questa grande famiglia che rappresenta l’umanità.

Perché libertà è inclusione…………….

Nessun etero, nessuna famiglia, nessuno straniero, nessuna persona verrà mai escluso o esclusa da un Pride, perché sfilare insieme, tutti insieme, fa sentire più liberi e soprattutto ci fa sentire più forti. Vale ancora di più in un momento storico come questo, in cui forze politiche ci usano ci separano per uno scontro ideologico fine a se stesso “opportunistico”. E se serviranno un po’ di glitter, delle piume di struzzo dei colori o dei tacchi alti per rendere più chiaro il messaggio di vicinanza e inclusione, male non farà al contrario ci regalerà centinaia di persone che anche non conoscendosi nella loro diversità si guarderanno negli occhi sorridendo.

Gaetano Ambrosiano Segretario Provinciale Art.UNO”

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Dario Facci
Direttore at Pertè Online
Dario Facci è un giornalista e un fotografo, ha iniziato nella rivista mensile “Lo Stato delle Cose” e ha lavorato presso RTM RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione, Lazio Tv. Ha diretto Ciociaria Oggi, l’edizione frusinate de L’Opinione, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Perté Magazine, Il Regionale, La Provincia Quotidiano.

E’ attualmente direttore di Perté Week, Perté Online e Radio Pertè. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Sinistra Europea, Qui Magazine, To Be, Ciociaria Turismo. Sue fotografie sono state pubblicate su Ciociaria Oggi, La Repubblica, L’Unità, iI Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Novi Listi Glas Istri (Croazia), Primer Acto (Spagna), Village Voice (Stati uniti d’America), La Maga (Cile), To Be, Qui Magazine, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Pertè Magazine, Perté Week