Danni dell’ondata di maltempo nel Lazio, la denuncia dell’Ordine dei Geologi

“L’ondata di maltempo che domenica scorsa ha colpito la nostra regione purtroppo non mi sorprende. Una realtà allarmante, le cui responsabilità in gran parte devono essere collegate a scelte pianificatorie discutibili, che hanno comportato una urbanizzazione innaturale, spesso in spregio a ogni regola di buonsenso”.

E’ il duro commento del presidente dei Geologi Lazio, Roberto Troncarelli, che aggiunge: “Noi, come Ordine, non abbiamo mai perso occasione di denunciare a tutti i livelli istituzionali questa cattiva gestione del territorio, e le inottemperanze delle Amministrazioni preposte contro il dissesto idrogeologico. Ma nel contempo, siamo sempre stati, e continuiamo a esserlo, ferventi sostenitori di una politica preventiva che finora è purtroppo mancata e che, cosa ancor più grave, si unisce alla carente educazione della popolazione residente, troppo poco sensibile alla conoscenza di certi rischi”. Troncarelli quindi analizza nel dettaglio l’evento meteorico dello scorso 10 settembre.

“Pur non sottovalutando la portata eccezionale del fenomeno, questo non può giustificare la mole di allagamenti, disagi e disservizi, verificatisi nel territorio di Roma e, più in generale, nella nostra Regione. Siamo sempre lì. Gli enti preposti non sono in grado di attuare politiche territoriali mirate e di ampio respiro, atte alla prevenzione del rischio idrogeologico, preferendo al contempo chiudere gli occhi di fronte all’incessante cementificazione e al consumo di suolo, che hanno sottratto grandi superfici all’assorbimento delle acque. Passata l’emergenza, infatti, si riprende a costruire come sempre, senza considerare che l’impermeabilizzazione del suolo e le canalizzazioni che prevede ogni espansione urbanistica, non fanno altro che accrescere il quantitativo d’acqua da smaltire, sempre negli stessi corsi d’acqua, che a volte presentano anche restringimenti dovuti a costruzioni, rifiuti o vegetazione”.

L’Ordine dei Geologi laziali però non si rassegna e denuncia con forza la cattiva gestione del territorio da parte delle istituzioni e la mancata preparazione delle comunità nei riguardi del rischio idrogeologico. Altro punto focale per la tutela ambientale, non a caso, è proprio la consapevolezza da parte della collettività dei rischi idrogeologici. “E’ ancora troppo carente – conclude Troncarelli – soprattutto se si considera che nel Lazio 372 Comuni, il 98% del totale, presentano almeno un’area a rischio frane o esondazione, in cui è a repentaglio la vita umana e più di 350mila cittadini vivono in aree potenzialmente a rischio idrogeologico. Occorre creare un’opinione pubblica informata”.