La Regione Lazio approva la nuova legge sul Diritto allo Studio

Il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato oggi, con 34 voti favorevoli e 12 astenuti, la proposta di legge n° 28 “Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno del diritto allo studio e la promozione della conoscenza nella Regione”.

Si tratta di una effettiva riforma del settore, che prevede innanzitutto la sostituzione di Laziodisu con il nuovo Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione della conoscenza (Di.S.Co.). Un riassetto della governance che, secondo la Regione Lazio, comporterà un risparmio di 500mila euro l’anno.

Queste le rincipali novità del provvedimento: introduzione del principio di promozione della conoscenza; potenziamento del raccordo tra Università, formazione e inserimento lavorativo; ampliamento dei servizi e delle agevolazioni offerte agli studenti, che verranno estese anche alla popolazione post-lauream; sostegno agli studenti detenuti; istituzione della Consulta regionale per il diritto allo studio e alla conoscenza.

I punti centrali della legge sono stati illustrati nella seduta di ieri dal vicepresidente della Giunta regionale Massimiliano Smeriglio, assessore alla Formazione, Diritto allo Studio, Università e Ricerca, Attuazione del programma:

Al primo punto: la promozione di un diritto alla conoscenza, “da intendere come strumento di inclusione sociale, diritto di cittadinanza, partecipazione democratica, empowerment della persona”.

Al secondo: l’ampliamento dei destinatari e delle prestazioni, con interventi indirizzati a tutelare le esigenze dei cosiddetti “ibridi studentesco-lavorativi” (dottorandi senza borsa, tirocini formativi, specializzandi); arginare la dispersione universitaria; sostenere l’inserimento lavorativo, l’informazione e l’orientamento sui percorsi di formazione; favorire le attività di socialità e mutuo sostegno promosse e autogestite dagli studenti; garantire i servizi sanitari per gli studenti fuori sede su medicina preventiva, assistenza psicologica e consultori; sostenere il diritto allo studio della popolazione carceraria (emendamento approvato oggi all’unanimità)

Al terzo: una governance più snella ed efficace: si passerà da tredici a sei figure nella governance centrale e da 38 a soli tre dirigenti interni in quella periferica. Spariscono le cinque Adisu territoriali, sostituite da tre presìdi territoriali: Lazio settentrionale (Viterbo), Roma Città Metropolitana (fusione dirigenziale fra RM1, RM2 e RM3) e Lazio meridionale (Cassino). Nessuna conseguenza per i dipendenti, che resteranno dove sono. Una proposta che, fra gettoni di presenza e altri emolumenti, secondo la Giunta porterà a un risparmio di circa 500mila euro annui.