Alatri. Il Tar condanna il Comune, sulle barricate Tarquini e Pavia

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“Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima), in accoglimento del ricorso in epigrafe annulla gli atti impugnati. Condanna il Comune di Alatri e la Provincia di Frosinone in solido tra loro a corrispondere alla De Vizia Transfer la somma di € 4.000,00, oltre ad I.V.A. e C.P.A., a titolo di spese, diritti ed onorari di difesa, e a rifondere del contributo unificato versato.” Si fa riferimento al ricorso proposto da De Vizia contro il Comune di Alatri e Provincia di Frosinone per  chiedere: “l’annullamento” del bando di gara pubblicato  del 2 febbraio 2018 con il quale è stata indetta la procedura aperta per l’affidamento dei servizi di raccolta, trasporto a trattamento dei rifiuti urbani, servizi di igiene urbana e manutenzione verde pubblico per il Comune di Alatri,alla gara per il servizio di nettezza urbana”.  E il tribunale s’è pronunciato e ha accolto il ricorso“Purtroppo al peggio non c’è mai fine” commenta il consigliere d’opposizione Enrico PaviaDopo aver assistito per due anni alla questione della gestione della piscina, peraltro, ancora non conclusa, con gare per periodi limitatissimi seguiti da proroghe che impediscono la corretta gestione e rilancio della struttura stessa, la privatizzazione del servizio degli asili nido, di cui praticamente non si sa nulla, avendo la maggioranza approvato un documento che nulla dice in merito alle condizioni che il concessionario dovrà rispettare e che solleva perplessità e inquietudini, soprattutto per quanto concerne il futuro delle educatrici, ora, si abbatte sulla testa dell’Amministrazione un’altra tegola, che – spiega Pavia –  avrà come conseguenza diretta un’ulteriore proroga, sino a quando non si sa e, probabilmente, altri aumenti che potrebbero far innalzare la TARI anche del 30%, con ovvie ricadute sulla cittadinanza.

Ciò è quanto emerge dalla sentenza n. 453\18 del TAR Latina su ricorso proposto
dalla Ditta De Vizia.
A ciò si aggiunga la somma di € 12.000,00 spesa per il nuovo piano industriale, ora
praticamente da buttare, le 4.000,00, oltre accessori per le spese legali (diventeranno
7\8.000,00) e i costi da sopportare per rifare il capitolato, il bando e la gara.
Somme che sono nulla rispetto al recente aumento di € 150.000,00, deliberato nello
scorso Consiglio comunale da questa maggioranza per far fronte all’incremento di
costo dello smaltimento dell’indifferenziato, disposto da Zingaretti, che determinerà un altro aumento, di circa il 10%, della TARI.

In questa disastro collettivo  – conclude l’avvocato – voglio, tuttavia, spezzare una lancia in favore
dell’assessore all’Ambiente, dott.ssa Santoro, poiché è evidente che quanto avvenuto
implica una responsabilità dell’intera maggioranza, che, per rincorrere le  illusioni
di un bando “migliore” di quello precedente, è andata a sfracellarsi contro la parete
della dura realtà delle cose“.

“Si tratta  – ha commentato Tarcisio Tarquini – di un esito annunciato, che pone una serie di domande alle quali sindaco e amministratori di maggioranza debbono dare urgente risposta. Quando si sbaglia così platealmente un capitolato di gara, ponendo condizioni da renderlo “impraticabile”, o si è commesso un errore gravissimo di valutazione dei dati oppure si è intenzionalmente sbagliato. Lo avevamo detto in un nostro post precedente lasciando aperta la domanda. 
Adesso è necessaria la risposta, perché il danno provocato è gravissimo e le responsabilità debbono essere chiarite”

Si legge nella sentenza ( qui il Il testo integrale )  del Tar di Latina: “Come dedotto dalla difesa della società ricorrente, De Vizia,  il punto della questione si incentra non tanto sulle disposizioni del capitolato speciale d’appalto che impongono (art. 35) l’assunzione di maggior personale, quanto sulla determinazione erronea dell’importo posto base d’asta, calcolata alla stregua dell’assunzione di n. 36 dipendenti in luogo dei 47 già addetti al servizio di raccolta rifiuti da oltre 240 giorni e che, in base alla normativa di gara e al richiamo del vigente CCNL di categoria, debbono transitare alle dipendenze del nuovo gestore.

Sul punto è condivisibile l’argomentazione della difesa ricorrente, là dove pone a conforto di tale conclusione i dati degli ultimi anni da cui incontestabilmente emerge una progressiva crescita delle utenze che non avrebbe potuto non giustificare un incremento oltre che del personale necessario per l’esecuzione del servizio, dell’importo a base d’asta (nel caso di specie rimasto peraltro immutato rispetto alla precedente gara).

Ciò induce a ritenere che la normativa di gara, così come formulata, non solo non poteva consentire di coprire i costi necessari per il servizio, ma finiva per rendere pressoché inesistenti margini di rimuneratività in capo al partecipante alla gara.

Emergono  le condizioni di eccessiva gravosità e sproporzione degli oneri imposti, in misura tale da rendere l’offerta antieconomica e superiore ai costi, idonee a incardinare l’immediato interesse alla impugnazione delle clausole, giacché alle disposizioni che escludono un’impresa dalla gara (clausole immediatamente escludenti) debbono essere equiparate quelle che pur consentendo la formale proposizione di un’offerta di fatto ne vanificano ogni utilità con l’imporre oneri gravosi e superiori ai vantaggi economici”.

Cinzia Cerroni