Latina. Associazione mafiosa, 25 arresti

 

E’ scattata alle prime luci dell’alba a Latina l’operazione della Polizia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che ha portato all’arresto di 25 persone appartenenti al clan Di Silvio, tutte ritenute responsabili di associazione di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali previsti dal Codice Antimafia. Oltre 250 gli agenti impegnati nell’operazione che ha toccato il quartiere di Campo Boario. Per la prima volta viene riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani.  Le indagini hanno consentito di accertare numerose estorsioni effettuate con metodi particolarmente violenti e vessatori, al pari di quelli usati nelle mafie tradizionali. Veniva sempre speso il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione,  facendo anche riferimento al fatto che il denaro richiesto era destinato al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, ed anche richiamando episodi cruenti della guerra criminale consumata nel capoluogo pontino nel 2010, quando le famiglie rom si imposero sugli altri gruppi della criminalità locale. Tra i destinatari della misura cautelare ci sono sette donne, una delle quali era considerata il vertice del clan. Il gruppo – secondo le accuse – ha evidenziato una struttura solidissima a geometria variabile, imperniata cioè non soltanto sui legami familiari, bensì alimentata con l´innesto di criminali già affermati, in precedenza organici a gruppi rivali. Gli appartenenti all´associazione criminale sono risultati – secondo le indagini – impegnati in modo pervicace nella gestione di numerosissime estorsioni e di un vasto traffico di stupefacenti; in particolare, le richieste di denaro, molto spesso mascherate con operazioni di recupero crediti, venivano rivolte con modalità particolarmente violente e vessatorie ad imprenditori e commercianti ma anche a numerosi professionisti, costretti a versare cospicue somme di denaro in modo seriale. La sistematicità delle richieste estorsive rivolte a diversi esponenti del Foro Pontino divenne talmente preoccupante alla fine del 2016 da indurre i responsabili dell´Ordine degli Avvocati a pubblicare una lettera a tutti gli iscritti, esortandoli a denunciare tali circostanze, collaborando con le Forze di Polizia. Come accade tipicamente nelle organizzazioni mafiose – secondo gli inquirenti – , negli episodi estorsivi veniva speso il nome dei DI SILVIO per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali. Particolarmente significativa del pesante clima di intimidazione imposto dai Di Silvio alla città, l´episodio estorsivo commesso dalle donne del clan ai danni della titolare di un negozio di casalinghi, peraltro in stato di gravidanza, da cui pretendevano di appropriarsi della merce a proprio piacimento, corrispondendo un prezzo del tutto arbitrario, e di gran lunga inferiore a quello effettivo. Il modus operandi del clan – secondo le accuse – ha mostrato forti analogie  con le mafie tradizionali anche in relazione alla capacità di gestione delle campagne elettorali di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina, per il tramite di alcuni affiliati ovvero intervenendo anche direttamente. Alcuni uomini del clan, infatti, tra cui un sorvegliato speciale, in violazione dell´art.76 del Codice Antimafia, hanno gestito la propaganda elettorale in favore di alcuni candidati, provvedendo, dietro compenso, all’affissione dei manifesti elettorali, e potendo in tal modo imporre la prevalenza di quelli dei candidati sponsorizzati, grazie alla propria caratura criminale. Le indagini hanno fatto emergere anche molti casi di compravendita di voti in occasione dello stesso periodo elettorale, in cui esponenti del clan hanno costretto, dietro minaccia, numerosi tossicodipendenti ad esprimere la propria preferenza in favore di alcuni candidati alle elezioni comunali di Latina, ricevendo in cambio un compenso in denaro da parte dei committenti ovvero di loro intermediari.

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