Regione: Riordino delle Ipab nel Lazio, proposte di legge all’esame del Consiglio

Aula Consiglio Regionale Lazio

Con la relazione del presidente della Prima Commissione permanente Affari Istituzionali, Rodolfo Lena (Pd), il Consiglio Regionale ha iniziato l’esame del testo unificato con le proposte di legge per il riordino delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (Ipab).

Due le proposte esaminate dalla Prima Commissione e confluite nel testo unificato: una di iniziativa della Giunta regionale, l’altra di iniziativa della consigliera del Movimento Cinque Stelle Valentina Corrado, sottoscritta anche dai consiglieri pentastellati Pernarella, Blasi, De Vito, Cacciatore, Marcelli Novelli, Lombardi e Porrello.

“La trasformazione delle Ipab in Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (Asp) – ha detto Lena durante il suo intervento – è importante per garantire che diventino strumenti funzionali rispetto allo scopo per cui sono state create. Tutto questo avverrà nel rispetto del patrimonio delle Ipab, dei servizi che offrono e del personale che impiegano”.

Quindi, l’assessore Alessandra Sartore ha illustrato all’Aula il provvedimento: “Con questa proposta, completiamo il quadro dei Servizi sociali dopo l’approvazione del Piano sociale avvenuto la settimana scorsa. Con la trasformazione in Asp, le Ipab diventano uno strumento operativo che mettiamo a disposizione dei Comuni per l’attuazione delle politiche sociali, avendo sempre presente la qualità e la sostenibilità dei servizi. Le Ipab sono attualmente 55 nella nostra Regione, di cui tre di grande rilievo, con un patrimonio che garantisce una rendita annua superiore ai cinque milioni di euro”.

Come ha spiegato l’assessore, le 55 Ipab tuttora esistenti sul territorio regionale possono essere così suddivise: Ipab di grande rilievo, ovvero con un notevole patrimonio immobiliare: Istituto Romano di San Michele, Centro Regionale Sant’Alessio e Istituti di Santa Maria in Aquiro, tutte e tre romane aventi in media ciascuno una rendita patrimoniale superiore ai 5 milioni di euro annui;

Ipab medio-piccole, ovvero con uno stock patrimoniale di non cospicue dimensioni e rendita patrimoniale oscillante tra i 500mila e il milione di euro annui: Asilo Savoia (1,1), Istituto Sacra Famiglia (0,7), Iras (0,6), Irai (0,6), Fondazione Piccolomini, le principali, anche in questo caso tutte aventi sede a Roma ma statutariamente operanti sull’intero territorio regionale, a cui si aggiunge a Viterbo il Centro Geriatrico Giovanni XXIII e a Gaeta la Santissima Annunziata;

Ipab di dimensioni minime, con patrimonio immobiliare o consistente nella sola sede di servizio (la Casa di riposo Calestrini di Roma, la Casa di riposo di Bagnoregio (Vt), quella di Ceprano o di non adeguato valore/redditività (la maggioranza delle Ipab tuttora esistenti nelle province del Lazio, salvo eccezioni).

“La legge – ha proseguito Sartore – favorisce la trasformazione in Asp, e prevede in determinate condizioni anche la possibilità di costituire persone giuridiche di natura privata. E’ divisa in quattro capi. Il primo, oltre ai principi generali, prevede l’avvio del procedimento di trasformazione entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il secondo disciplina la trasformazione delle Ipab in Asp, il terzo riguarda, invece, l’eventuale trasformazione in soggetti privati, il quarto l’emanazione dei regolamenti necessari all’attuazione della legge”.

Questi alcuni dei punti cardine della proposta di legge, come sono stati presentati all’Aula da Alessandra Sartore: riconoscimento esplicito del ruolo delle Asp ai fini del miglioramento dell’efficienza della gestione dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi; conferma della possibilità che i soggetti pubblici del sistema integrato dei servizi possano avvalersi delle Asp; introduzione di speciali incentivi in materia di Irap a favore degli enti locali; obbligo di separazione del patrimonio indisponibile (in quanto destinato all’espletamento dei servizi) da quello da reddito; previsione espressa dell’obbligo di gestione diretta dei servizi istituzionali resi dalle Asp con incremento della occupazione stabile e progressivo superamento del precariato; rafforzamento del regime di vigilanza e controlli affidati alla Regione Lazio.

E’ intervenuta anche la consigliera Valentina Corrado (M5S), prima firmataria di una delle due proposte di legge confluite nel testo unificato. “Si tratta di una legge attesa da 18 anni – ha ricordato la pentastellata – da quando il Decreto legislativo del 2001 prevedeva la necessità del riordino delle Ipab, enti che nascono con funzione assistenziale, spesso hanno un cospicuo patrimonio immobiliare derivante dall’accorpamento di strutture preesistenti e da donazioni di privati, ma che spesso non riescono a svolgere le funzioni per cui sono state create. Il Movimento 5 Stelle – ha proseguito la Corrado – da sempre, ha svolto un lavoro accurato per queste strutture, evidenziandone le tante criticità anche alla magistratura. La nostra proposta, confluita nel testo unificato, nasce proprio da questo lavoro. La scelta di favorire la trasformazione in Asp deriva dalla necessità che a garantire gli scopi socio-assistenziali siano enti pubblici. Abbiamo scelto di prevedere nei Cda tre persone, il minimo di legge. Sarà possibile ampliarli a cinque solo se il limite di tre sia in contrasto con gli atti fondativi delle istituzioni. Garantiamo il ruolo dei Comuni, sia nella nomina dei Cda sia nella predisposizione dei regolamenti necessari a rendere pienamente operativa la legge. Le future Asp – ha concluso la consigliera di minoranza – non saranno piegate al volere del politico di turno”.

Il Consiglio Regionale ha poi esaminato il testo e i relativi emendamenti. Ne sono stati approvati 14 su 26, prima della sospensione dei lavori. Il vicepresidente Giuseppe Cangemi (Misto) ha aggiornato la seduta a mercoledì 6 febbraio alle ore 10,30.