La ciociaria in prima linea nella generazione di un nuovo soggetto a sinistra

La sinistra si muove molto. Varie iniziative sono in corso in tutta Italia e quella che all’inizio era apparsa la solita spaccatura a sinistra con le divisioni in Sinistra Italiana sembra invece essere il concepimento di un nuovo soggetto i cui connotati, a varie riprese, vengono disegnati da qualche mese e ora i tratti somatici si cominciano a riconoscere con una certa precisione. Soprattutto c’è una fetta importante di Sinistra Italiana e una, abbastanza rappresentativa, che sta nel Pd forse ormai solo nominalmente. Il discorso viaggia anche in alcuni ambienti socialisti e in altri ambiti.

La provincia di Frosinone in questo processo non sta indietro, anzi, sembra davvero al passo. I congressi disertati da una sostanziosa parte di SI, la separazione in due riunioni contrapposte tra Frosinone e Ceccano, hanno già distillato la parte dialogante da quella intransigente. I primi sono quelli lanciati verso la costruzione di una nuova forza aggregante e che, a quanto pare, raccoglie i maggiori favori nel Frusinate. Per esempio è già rappresentata dal consigliere regionale Daniela Bianchi e dal consigliere provinciale Luigi Vacana. Le motivazioni sono convinte e profonde e le abbiamo registrate in due note: quella della Bianchi e quella delle delegazioni di molti comuni che ha veicolato Gaetano Ambrosiano.

All’assemblea territoriale di Sinistra Italiana presso le Officine Utopia la Bianchi ha detto: “Mi piace pensare che nel variegato panorama politico che l’Italia ci offre, oggi, in queste ore, in questi giorni, stia accadendo proprio questo. Il coraggio del dissenso. La sinistra riscopre se stessa e da battaglia, da più latitudini, per un percorso più ampio e utile ai cittadini. Non luoghi chiusi in cui parlare solo della propria identità, di quello che si dovrebbe fare e che non si farà mai. Né prigionieri di leaderismi. La società a cui ci rivolgiamo ha bisogno di visioni e di prospettive, di idee ma soprattutto della loro concreta realizzazione. Se la politica si chiude in un orizzonte ristretto abdica il proprio ruolo e non solo non è in grado di intercettare le richieste, ma neanche di elaborare le risposte. Un anno e mezzo fa in molti facemmo una scelta chiara, dettata da una spinta comune: ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni. Una politica inclusiva, aperta a chi avesse voglia di aprire le proprie porte eliminando gli steccati ideologici. Ma da subito è stato chiaro che il percorso di Sinistra Italiana (già dal nome)  non portava in quella direzione (…). Non ci interessano le posizioni congressuali o collaborare a una “cosa rossa” che nasce senza un’ispirazione alta. La politica oggi non è più questa. A chi dice che vogliamo fare la stampella del PD, rispondo che la politica non è una semplice dichiarazione di buoni propositi, la politica è la capacità di trasformarli in azione. E questo si può farlo se si ha una cultura di governo, senza infingimenti. (…) possiamo essere protagonisti ed incidere sul futuro dell’Italia e della nostra provincia, e non adottare un atteggiamento minoritario che impedisce qualsiasi azione realista. Con Luigi Vacana consigliere provinciale stiamo già lavorando alla creazione di un osservatorio sulla legalità che dopo l’incendio alla VDC diventa ancora più urgente. Questa è una cultura di governo che dovrà restare in linea con le nostre idee e aspirazioni. Quindi la parola d’ordine è rimanere in campo, sostenere con orgoglio una politica di sinistra basata sulle IDEE vincenti e praticabili. Non abbiamo bisogno di circoscriverci, ma di coinvolgere più persone e personalità possibili per affrontare insieme opportunità e problemi, sulla sanità, sul lavoro, sullo sviluppo. E dalla provincia di Frosinone partiamo subito con un’agenda di programma che abbiamo fissato in quattro punti. Lavoreremo su due fronti, quello politico per dare il nostro più ampio contributo alla discussione generale in atto per la formazione di una forza di governo e di sinistra plurale, e sul territorio con tre iniziative”.

Anche più diretto il comunicato a firma di molte delegazioni della provincia di Frosinone e diffuso da Gaetano Ambrosiano. Qui anche alcuni riferimenti precisi del dialogo in atto fuori dal campo di SI: “Abbiamo iniziato la costruzione di Sinistra Italiana, considerandola la prova generale di un percorso che avrebbe dovuto aprirsi, includere, indagare curioso il mondo che ci circonda, generare passione, incrociare esperienze, reti, associazioni, senza chiuderci mai. Oggi prendiamo atto dell’involuzione – repentina, dolorosa e per molti versi inspiegabile – di questo tentativo che ha rapidamente bruciato se stesso (…). La nuova fase apertasi dopo il voto del 4 dicembre, la caduta di Renzi, l’apertura del confronto sulla legge elettorale, il ragionamento di Giuliano Pisapia sul cosiddetto Campo progressista nel momento in cui Massimo D’Alema apre un’enorme faglia nel Pd, un passaggio fondamentale in una fase cosi delicata, ci consegna il dovere di una generosità, in sostegno di una generazione nascente che ha meno responsabilità alle spalle, investendo in maniera coerente sul rinnovamento, che oltre ad essere cosa fisiologica è cosa giusta, utile e necessaria per riconquistare credibilità. La proposizione di un ragionamento su lotta alle disuguaglianze, agenda sociale e su un nuovo centrosinistra che recuperi la sua vocazione di e per una società più giusta. La Sinistra è una grande vocazione popolare con una capacità di penetrazione nel senso comune e per far vivere e crescere questo punto di vista occorre impegno sacrificio e determinazione, altrimenti resta solo sterile, igienico ed isolato. Il quarto polo cosi definito nella sua acclamazione ha il suo fine in un misero 2%, un partitino che non rimane altro che astrazione politicista, ritagliata sul presente e totalmente inefficace nella sua proposta. Esistono sempre e solo tre poli, che si manifestano e si articolano diversamente a seconda delle fasi e delle condizioni: la destra, la sinistra, il centro. A questo punto qualche problema dovremmo porcelo anche noi, circa il rischio che corre la Democrazia e la necessità di perseguire una strada che non ci isoli, che non guardi solamente all’elezione di un manipolo di parlamentari radicalizzati in un’utopia e alienata dicotomica sinistra. Dobbiamo sforzarci allora nel creare una formazione politica capace di osare, di alimentarsi in un pensiero nuovo, di riappropriarsi di relazioni dense e solidali, di costruire comunità. Lo sogniamo perché vediamo nella società una grande potenzialità inespressa, una grande ricchezza dispersa, di giovani, reti sociali, amministratori comunali, esperienze territoriali, associazioni di frontiera. Chi oggi si sente nel vuoto della sinistra chiede protagonismo, ascolto e vuole contare nelle decisioni, non affidarsi a gruppi dirigenti autoproclamati. La maniera che si è scelta per dar vita a Sinistra Italiana è invece quella di un congresso tradizionale, burocratico, povero di idee, con un esito già scritto e indiscutibile, pena accuse di tradimento. Ecco perché insieme a tanti altri tesserati sparsi in tutta Italia, come ad un ampia parte del gruppo parlamentare alla Camera, amministratori comunali e tanti dirigenti che in questi anni hanno lavorato duramente a mantenere in piedi una prospettiva per la Sinistra in Italia, abbiamo deciso di non partecipare al Congresso. Abbiamo profondo rispetto e stima per tutti i compagni, con alcuni di essi un’amicizia che dura da tanti anni e momenti entusiasmanti vissuti fianco a fianco. Ma non riusciamo a non dire ciò che pensiamo, sentiamo e vediamo come in quella che è stata l’assemblea da Officine Utopia. E vorremo dire che siamo ancora in tempo per fermarci e rilanciare tutti insieme una costruzione più ampia e attrattiva. Non è diserzione né l’ennesima scissione, vogliamo essere chiari, ma un impegno più profondo ed ancora maggiore semmai. Perché Sinistra innanzitutto è altruismo, autonomia di pensiero, autodeterminazione e rispetto dei compagni. E qui ci sentiamo di appartenere in questo viaggio, un campo disseminato di errori e confusione ma anche di una enorme passione per il futuro e per le umane genti. A firma delle rappresentanze territoriali di: Frosinone – Ferentino – Patrica – Supino – Serrone – Ceccano – Ceprano – Monte San Giovanni Campano – Arpino – Isola del Liri – Sora – San Donato – Gallinaro – Atina – Colfelice – Roccasecca – Castro dei Volsci – Boville – Cassino – San Vittore – Coreno Ausonio

 

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Dario Facci
Direttore at Pertè Online
Dario Facci è un giornalista e un fotografo, ha iniziato nella rivista mensile “Lo Stato delle Cose” e ha lavorato presso RTM RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione, Lazio Tv. Ha diretto Ciociaria Oggi, l’edizione frusinate de L’Opinione, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Perté Magazine.

E’ attualmente direttore di Perté Week, Perté Online e Radio Pertè. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Sinistra Europea, Qui Magazine, To Be, Ciociaria Turismo. Sue fotografie sono state pubblicate su Ciociaria Oggi, La Repubblica, L’Unità, iI Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Novi Listi Glas Istri (Croazia), Primer Acto (Spagna), Village Voice (Stati uniti d’America), La Maga (Cile), To Be, Qui Magazine, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Pertè Magazine, Perté Week