Zingaretti: no alla sinistra fuori dal Pd, no all’isolamento e alle tifoserie nel partito

Nicola Zingaretti

Mentre è in corso la direzione nazionale del Pd arriva, con un intervento sul blog di Huffington Post, la visione di Zingaretti. Una visione, aldilà delle concessioni molto limitate al segretario Renzi, molto critica. Il presidente del Lazio è critico sul dibattito interno dopo il 4 dicembre: “Quali sono stati i motivi di una così potente affermazione del no? Dopo il risultato referendario questa domanda non è riuscita a imporsi nel dibattito del partito democratico. In assenza di analisi avanzano scenari e soluzioni utili a disegnare e garantire assetti ma, credo, poco utili a risolvere i problemi e a dare risposte ai nostri militanti. (…) Anche in un momento così drammatico, comunichiamo separatamente con il nostro popolo. Non come un “collettivo”, come una comunità e un partito impegnati in un confronto. Intervengono i “leader”, i capi corrente: il più delle volte attraverso dei twitter e comunicati stampa, raramente in un rapporto diretto con le persone; oppure si alimentano i gossip giornalistici, elevati a commento e analisi politica. È difficile confrontarsi sulle idee, perché si punta principalmente a criticare o distruggere chi le idee ha il coraggio di esprimerle: una deriva, questa, irresponsabile e autodistruttiva”.

E’ qui che Zingaretti dice la sua in tre punti: nel primo descrive come “(…) il racconto di Renzi, del tutto legittimo, rispetto allo sforzo compiuto per il rinnovamento, ai risultati ottenuti per il miglioramento del paese, pieno di speranza e di ottimismo, non ha coinciso fino in fondo con ciò che milioni di persone percepiscono quotidianamente: la fatica del vivere, la precarietà, una sensazione di esclusione e di abbandono. (…) Qualcosa evidentemente non ha funzionato se non siamo riusciti a tenere insieme nel nostro discorso i ricchi e i poveri e il sostegno alle energie più forti con l’accorciamento delle distanze tra chi ha e chi non ha. Non è poca cosa; perché la sinistra ha in questo la sua ragione fondamentale per esistere”.

Nel secondo punto rilancia il concetto che ripete da qualche giorno come un mantra: il Pd isolato non funziona, bisogna ampliare il campo: “Un motivo che ha inciso non poco è stato il nostro isolamento. Già nelle amministrative c’era stato un campanello di allarme. Nella prima repubblica un missino non avrebbe mai votato Pci, nel nostro tempo gli elettorati si sommano. È, dunque, di fondamentale importanza, anche a fronte del lavoro per una nuova legge elettorale, capire come rigenerare un campo progressista e una rete di alleanze politiche che non rendano solitario, nella sua battaglia, il partito democratico. Ciò non significa tornare alle coalizioni infinitamente numerose di partiti (…) signica, più semplicemente, ragionare in termini di un campo largo democratico e progressista, aperto, plurale, capace di decidere attraverso forme rapide ed efficaci di democrazia di coalizione e anche attraverso un rapporto diretto con gli iscritti e gli elettori”.

Nel terzo punto l’affondo sul partito: “(…) è emerso un drammatico quadro di frammentazione. L’attivismo di gruppi, sottogruppi, correnti e infuocati “capi locali” è stato più forte dell’identità unitaria e di ogni capacità di ascolto. È prevalso il rifiuto pregiudiziale delle ragioni dell’altro, che sta rendendo il post referendum addirittura peggio del risultato: cadere è grave, non riuscire a reagire e rialzarsi è addirittura peggio. (…) le attuali correnti, in assenza di visione, garantiscono solo nicchie di potere, al contrario di un tempo, quando nella prima repubblica, avevano almeno il merito di garantire rapporti di massa con la società e custodire profili politici. Questo schema va spezzato e nessuno di noi può essere chiamato a rafforzarlo, schierandosi in modo meccanico. Dobbiamo superare una degenerazione che ha ridotto i militanti in tifosi e ha diviso i dirigenti tra quelli al “servizio” o “contro” il capo. Probabilmente l’autonomia culturale, la libertà e la responsabilità che ne scaturisce, le abbiamo buttate insieme alle cose del passato che effettivamente andavano superate. Ma esse non erano un problema, semmai, un valore e una ricchezza.

Detto questo, e per le ragioni dette, oggi sarebbe illusorio e sbagliato pensare che un rilancio della forza e delle ragioni della sinistra passi dalla caduta di Renzi. La Cnn dopo il voto ha intervistato Di Maio, non Fassina. Il teorema secondo il quale la sinistra per risorgere deve cannibalizzare e uccidere i suoi leader, è un film tristemente già visto. Non ho mai votato per Matteo Renzi e dopo i suoi trionfi non ho mendicato intorno alla sua corte; ma oggi con serenità dico che è profondamente ingiusto negare che rappresenti una grande forza e che grazie alla sua leadership il Pd si è ricollocato al centro della scena politica e ha avuto di nuovo un chance. Così come credo sia un errore fuorviante pensare che mandare fuori la sinistra dal Pd garantirebbe una identità “pura”, vincente e finalmente innovativa. Un partito di uguali equivale a un partito di pochi e spesso mediocri. Il pluralismo si organizzerebbe fuori in forme autonome e il Pd rimarrebbe Pd solo nel nome. Oggi si tratta di affrontare l’enormità dei temi che abbiamo davanti e non di scaricare le responsabilità su contrapposti capri espiatori. Dopo la battaglia referendaria che il segretario ha combattuto con tenacia e forza, e che io ho condiviso, tocca proprio a Renzi riaprire il discorso. E tutti con occhio sereno e senza pregiudizio, hanno il dovere di ascoltare e valutare se in questa riapertura di discorso ci sono quelle correzioni e la svolta che ritengono necessarie”.

 

 

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Dario Facci
Direttore at Pertè Online
Dario Facci è un giornalista e un fotografo, ha iniziato nella rivista mensile “Lo Stato delle Cose” e ha lavorato presso RTM RadioTeleMagia, RTM Televisione, TVN Televisione, Lazio Tv. Ha diretto Ciociaria Oggi, l’edizione frusinate de L’Opinione, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Perté Magazine, Il Regionale, La Provincia Quotidiano.

E’ attualmente direttore di Perté Week, Perté Online e Radio Pertè. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Sinistra Europea, Qui Magazine, To Be, Ciociaria Turismo. Sue fotografie sono state pubblicate su Ciociaria Oggi, La Repubblica, L’Unità, iI Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Novi Listi Glas Istri (Croazia), Primer Acto (Spagna), Village Voice (Stati uniti d’America), La Maga (Cile), To Be, Qui Magazine, Accademia del Buongustaio, Numero Zero, Pertè Magazine, Perté Week
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